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sabato 30 gennaio 2016

Spartacus

Un'amica di tastiera (una volta erano amici di penna o di matita, ricordate? Ma ora mi sembra più appropriato questo termine) mi ha detto che le sarebbe piaciuto leggermi sul blog più spesso. Ha ragione, sono un po' incostante. Per accontentarla ho deciso di raccontarvi la storia di Spartacus, che rimando da quando ho aperto il blog. (Contenta Pitto? La dedico tutta a te!)
Comincio col dirvi che Spartacus era un moscardino, cioè un piccolo roditore molto simile al ghiro. Eravamo più o meno nel 1996, a fine agosto. Internet per me era ancora un lontano miraggio e quindi le informazioni mi toccava cercarle in altri modi. Non avete idea di quanto sia stato difficile anche solo capire che razza di animalino fosse quel piccolo topolino che mi avevano portato i gatti. Sono andata in biblioteca e, enciclopedia della natura in mano, ho guardato le foto di tutti i roditori finché non l'ho trovato. Era molto piccolo, sicuramente strappato dal nido e ancora bisognoso di cure materne. Come nutrirlo? La tettarella del biberon dei gatti era grossa come lui e ancora non avevo scoperto il sistema del pennello (si intinge la punta di un pennellino nel latte e glielo si fa leccare. Con internet ora è tutto più facile!). Così ho preso una siringa, ho tagliato la punta dell'ago e, goccia a goccia, sono riuscita a dargli un po' di latte. Non quello vaccino, mi raccomando, agli animali non fa bene (neanche agli umani, d'altra parte, ma questo è un altro discorso). Ho usato il latte in polvere per gatti. Ma cominciamo a vedere che aspetto aveva Spartacus quando è arrivato. Scusate la qualità pessima delle foto, avevo ancora una macchina a rullino e senza obiettivo per foto ravvicinate.



 
 
Dopo pochissimo ha capito che da quello strano arnese usciva del cibo e da quel momento ha incominciato a mangiare con entusiasmo, afferrando con le zampine l'ago e leccando la goccia di latte che ne facevo uscire. Lo tenevo in una scatola dove avevo messo uno straccio e lui si infrattava sotto per dormire. La notte lo chiudevo in bagno (con tutti i gatti in giro, meglio non rischiare!) con la stufetta accesa perché la prima mattina l'avevo trovato in stato di ipotermia. Nel nido dormono tutti ammassati e non avere nessuno che lo scaldasse, anche se in casa non faceva certo freddo, probabilmente per lui non andava bene. Al mattino quando entravo in bagno lo chiamavo e lui saliva in superficie e mi correva sulla mano, contento di rivedermi. Ovviamente era per il cibo, ma a me piaceva pensare che fosse per me! Dopo un paio di settimane abbiamo pensato che fosse giunto il momento dello svezzamento. Era già cresciuto molto, assumendo le fattezze che hanno da adulti: orecchie tonde staccate dalla testa e occhietti a palla.
 


Sempre tramite la ricerca in biblioteca (com'è tutto più facile ora, basta un clic!) ho scoperto quale fosse la loro alimentazione. Sono ghiottissimi di nocciole, che mangiano praticando un buchino nel guscio. Da allora, quando trovo le nocciole forate sotto le mie piante, sorrido pensando a Spartacus.
Un giorno gli sono andata vicino dopo aver mangiato un fico. Usavo sbaciucchiarlo molto (sì, avete letto bene. Io adoro sbaciucchiare gli animali e, non ci crederete, a lui piaceva essere sbaciucchiato) e quel giorno, come mi sono avvicinata, lui ha sentito l'odore del fico: ha cominciato ad annusare freneticamente e mi è venuto il sospetto che potesse piacergli. allora gliene ho dato un pezzetto: mi spiace ancora oggi non averlo potuto filmare, tanto spassosa è stata la scena! Con le sue zampine (sembravano delle manine, facevano impressione) ha cominciato a infilarsi in bocca pezzi di fico per lui enormi, finché non è più riuscito a infilare nulla. Sembrava impazzito!
A quel punto noi ci eravamo ovviamente affezionati a lui in modo esagerato, anche perché era di una simpatia unica! Ma non avremmo davvero potuto pensare di tenere un animale chiuso tutta la vita in gabbia, per di più in una casa piena di gatti! Oltretutto stava cominciando a cambiare i suoi comportamenti adeguandosi ai suoi cicli naturali: di giorno dormiva molto di più e di notte stava sveglio, per cui cercavamo di non disturbarlo troppo. Urgeva decidere di liberarlo perché si era ormai a fine settembre e presto sarebbe dovuto andare in letargo. Così, in una tristerrima giornata di inizio ottobre, siamo andati nel bosco che c'è sulla collina alle spalle della nostra casina e l'abbiamo liberato, dopo avergli messo una casetta di legno piena di cibo appesa a un albero. Ovviamente non l'abbiamo mai più visto e il nostro cuore sanguina ancora adesso. Vi sembro esagerata? Credetemi: se solo l'aveste tenuto qualche giorno tra le mani sono certa che capireste esattamente il mio stato d'animo!
Vi lascio con l'ultima foto che gli abbiamo fatto. Poi è cresciuto ancora un pochino ma ormai si spaventava molto con il flash e non l'abbiamo più fotografato.



P.S.: Anni fa comprai un libretto molto simpatico intitolato "Millanta, la gallina canta", dove ci sono 365 filastrocche sugli animali, una per ogni giorno dell'anno. L'autrice è Nicoletta Codignola. Ce n'è una anche sul moscardino e leggendola ho pensato che l'autrice deve averci avuto senz'altro a che fare perché ha scritto questo: "Filastrocca del moscardino/ che faceva capolino/ tra la salvia e la lavanda/ rosicchiando la sua ghianda/ che così alla prima occhiata/ me ne sono... innamorata!"

lunedì 5 ottobre 2015

Gennarino

Volevo postare una bella ricetta di un dolce vegano che è venuto particolarmente bene, ma me lo sono pappato dimenticando di fare le foto e così mi toccherà rifarlo per poterlo fotografare... E ripapparlo!
Così nel frattempo vi racconto di una bella esperienza che abbiamo vissuto circa un anno fa, nella speranza che possa anche essere di aiuto a chi si dovesse trovare nella stessa situazione: la cura di una piccola gazza.
Era l'inizio di luglio e un giorno, andando ad aprire il cancello, ho visto i gatti sulla stradina che porta alla mia casetta, molto interessati a qualcosa che non riuscivo a vedere. Mi sono avvicinata e ho scoperto questo piccolo di gazza (la giusta definizione, scopro poi, è pullo) che si dibatteva e cercava di fuggire dalle grinfie dei predatori. Quando ho cercato di prenderlo si è tuffato in mezzo alla siepe e così ho faticato non poco ad acchiapparlo, anche perché, sinceramente, temevo che mi beccasse.
Appena l'ho catturato il mio primo pensiero è stato: "E mò, che me ne faccio?"
Anche perché le pochissime esperienze che avevamo avuto in passato con dei volatili non erano andate a buon fine. Ma adesso, naturalmente, esiste internet! E quindi la possibilità di cercare immediatamente qualsiasi informazione: cosa, e soprattutto come, mangiano; dove tenerli, quando liberarli...
La difficoltà più grossa è naturalmente dar loro da mangiare: ci sono diverse modalità e ogni razza usa la sua. Ho scoperto ad esempio che i colombacci prendono la pappa dal becco dei genitori, l'ho imparato perché abbiamo avuto anche questa esperienza, ma questa è un'altra storia...
Torniamo alla gazza: c'è un video dove si vede molto bene il sistema di imboccarle (anzi, imbEccarle), perché questo uccello va invece nutrito così. Si prepara questo pastone, io l'ho fatto con le scatolette dei gatti mescolate a un prodotto apposito che vendono per uccelli frugivori (tipo merli e maine) e se ne prende un po' sulla punta del mignolo. La gazza dovrebbe imparare in breve ad aprire il becco e gli si infila il dito nel gozzo, abbastanza in profondità. Sembra una cosa terrificante, detta così. In realtà se non si mette la pappa in profondità, il piccolo non riesce a deglutire e può soffocare. Comunque sia, nel giro di un paio di giorni siamo diventati bravissimi in questa pratica anche perché Gennarino (il nome che gli abbiamo dato, ispirato al corvo della maga Amelia, nemica giurata di zio Paperone) era molto collaborativo e affamato. Eccolo mentre chiede cibo:



In questa foto è con noi da pochi giorni, potete vedere le ali pochissimo sviluppate, la coda è appena un cosino di un paio di centimetri.
All'inizio l'abbiamo tenuto dentro una grossa gabbia che abbiamo, ma ci dispiaceva che non si potesse muovere molto e così l'abbiamo collocato dentro la casetta di legno (che è perfetta perché ha le finestre quindi c'è luce, si poteva muovere ma non uscire). Andavamo spessissimo e lui era ogni volta contentissimo di vederci, naturalmente per il cibo, ma a noi piaceva pensare che fosse per amicizia.
Qui una visuale laterale, dove si possono vedere i magnifici colori delle ali e la corta coda.

 
 
Nella casetta aveva la possibilità di svolazzare un po', anche se naturalmente non era in grado di fare veri e propri voli, ma almeno irrobustiva le ali.
Avevo letto che i piccoli di gazza lasciano il nido dopo circa tre settimane, ma noi non sapevamo quando Gennarino si sarebbe sentito pronto. E se l'avessimo liberato troppo presto e lui (o lei, il sesso nelle gazze non si capisce e quindi è rimasto un mistero) non fosse riuscito a volare? Allora abbiamo studiato un sistema: lasciando la porta aperta, abbiamo appoggiato un'asse che lasciasse libera un'apertura in alto, abbastanza perché ci si potesse appollaiare e non troppo bassa che ci potessero arrivare i gatti. Dopo un paio di giorni (e qualche aiutino da parte nostra) Gennarino ha cominciato a passare molte ore del giorno sull'asse, a guardare il mondo esterno. Noi andavamo molto spesso a controllarlo e quando non lo vedevamo sull'asse pensavamo subito che fosse partito, ma invece lo trovavamo dentro, ancora un po' spaventato dal vasto mondo. Poi, un giorno, finalmente, non lo vediamo più! Abbiamo cominciato a guardare sulle piante intorno e a chiamare (di solito rispondeva al richiamo con il verso tipico delle gazze, una sorta di cia-ciak!) ma non riuscivamo a vederlo. Dopo un po' l'abbiamo visto, molto spaventato, sul ramo della pianta sopra la casetta, ha cominciato a rispondere ai richiami ma non aveva il coraggio di avvicinarsi. Il Top ha passato un bel po' di tempo sopra il tetto della casetta, facendogli vedere la pappa, perché avevamo letto che comunque i genitori li nutrono ancora qualche giorno dopo che hanno lasciato il nido. Alla fine, dai e dai, si è avvicinato e ha mangiato e poi pian piano si è rilassato. I giorni seguenti ha cominciato a svolazzare tra i rami e appena ci vedeva ci volava addosso per farsi nutrire, approfittando della situazione: come si suol dire, voleva trovare la pappa pronta. Qui è sulla mia mano, notare la lunghezza della coda:
 
 

Per circa tre settimane è stato in zona, chiamandoci quando non ci vedeva e scendendo subito appena uscivamo. Una sera addirittura è venuto vicino alla finestra e ci guardava da fuori cercando di entrare attraverso il vetro! Mi dispiaceva che soffrisse di solitudine, avevamo letto che il rischio per le gazze allevate dall'uomo è che poi non socializzano con i loro simili... almeno fino all'accoppiamento.
Qui è su un ramo, in tutto il suo splendore:



All'improvviso, ma proprio da un giorno all'altro, ha smesso di avvicinarsi, prima a me, qualche giorno dopo al Top. Dopo aver passato tre settimane con la testa per aria ogni volta che uscivamo, in attesa del cia-ciak e del frullio d'ali che lo accompagnava, abbiamo dovuto accettare il fatto che Gennarino ha deciso di diventare un uccello selvatico. Per qualche giorno è stato ancora in zona, rispondendo col suo verso al nostro richiamo, poi è sparito. Non abbiamo idea se sia rimasto qui o se se ne sia andato. Ci è dispiaciuto molto (il Top ogni tanto lo chiama ancora adesso!) ma almeno sappiamo che è stata una sua scelta e l'importante è che sia felice!

domenica 22 settembre 2013

Piccoli topolini crescono...

Un post veloce veloce per farvi vedere com'è diventato Chupito, il nostro topolino cieco. Potete leggere chi è Chupito in questo post. Purtroppo la mia speranza che si abituasse a noi è andata disattesa e lui si rifugia nella sua casetta al minimo rumore che sente. E' stata dura scattargli una foto perché difficilmente riesco ad avvicinarmi tanto. La gabbia è una voliera per uccelli che abbiamo adattato alle sue esigenze, l'abbiamo chiamata "Chupito's manor" ovvero la villa di Chupito. E' infatti, in proporzione, molto più grossa di casa nostra! Quattro piano più attico e piscinetta!

 
Al pian terreno c'è la ruota che però lui non usa e la cosa rossa a destra è una ciotola d'acqua dove volendo si può lavare (la "piscina". I topi sono animali pulitissimi, si lavano in continuazione).  Poco sopra c'è la casetta dove si sente molto al sicuro, con uno straccetto che lui usa per tappare gli ingressi. Gli abbiamo messo un sacco di tubi perché li usava molto ma ora non ci va quasi più, non sappiamo se perché non ne sente il bisogno o... perché non ci entra più (è diventato piuttosto grosso). I primi giorni nella gabbia nuova sono stati un po' traumatici perché non riconosceva nulla e aveva la tendenza a fare gli stessi percorsi che faceva nella gabbia vecchia, sbattendo così da tutte le parti. Un paio di volte è precipitato dall'alto sui ripiani sottostanti perché non sapeva dove scappare. Per fortuna nel giro di quattro o cinque giorni ha preso bene le misure e ora a vederlo non si direbbe neanche che non ci vede... a parte il fatto che fa sempre lo stesso percorso un po' tortuoso per andare da un posto all'altro!
E ora, eccovi Chupito, in tutto il suo splendore!
 


Non abbiamo capito bene che tipo di topo sia, pensiamo un Mus musculus, ovvero il topo domestico, ma ci sono tantissime specie diverse e non è così facile capire la differenza. Per noi è solo Chupito, il nostro topotto cieco.

...un po' dopo. Aggiungo una foto che ha fatto il Top mentre Chupito è dentro la casetta. Non è bellissimo?

domenica 18 agosto 2013

Ci mancava solo questo!

Avvertimento: se non amate i topi non leggete questo post! Perché di questo si parla. Nel corso degli anni è capitato spesso che i gatti (a dire il vero quasi sempre Zigulì) ci portassero le loro prede in offerta: la maggior parte delle volte lucertole, qualche volta addirittura serpentelli (il mitico Lucignolo, gattone rosso che rimarrà per sempre nei nostri cuori, ne portò uno enorme!), una volta un povero leprottino, raramente uccellini e abbastanza spesso topolini. Il nuovo divertente gioco di Zigulì consiste nel portarli in casa ancora vivi in piena notte, così anche la mami e il papi si possono divertire giocando con lui ad acchiapparello. Certo, da fuori dev'essere uno spettacolo vedere me e il Top, alle quattro di notte, correre dietro a un topino che si nasconde in ogni minimo anfratto! So che alla maggior parte della gente fa senso l'idea dei topi, ma sono creaturine così carine... magari i topi di fogna sono un po' meno graziosi, ma questi di campagna mi piacciono molto. Comunque di solito rimettiamo il malcapitato in libertà e ciao. Un paio di settimane fa abbiamo trovato invece un topino immobile nel prato davanti a casa e l'abbiamo preso con gran facilità: non sappiamo se fosse una preda gattesca o se fosse capitato lì per caso. Comunque l'idea era di rimetterlo un po' in sesto e poi liberarlo quando ci siamo resi conto che il povero topino... è cieco! Cosa ne facciamo? ci siamo chiesti. E' chiaro che se lo rimettessimo in libertà durerebbe poche ore. D'altra parte non ci è mai piaciuto tenere animali in gabbia e in una casa con quattro gatti non sarebbe il massimo! Però non avevamo molta scelta e così ora abbiamo questo topino in gabbia. Io speravo che si abituasse a noi e i primi giorni lo tenevo tanto in mano, dove riusciva a rilassarsi e dormire. Man mano che passavano i giorni, però, è diventato sempre più selvatico e ora non riesco più a tenerlo in mano e quando è nella gabbietta si spaventa appena sente un rumorino. Mi dispiace molto vederlo così terrorizzato ma non ci sono molte alternative.
E dunque, ecco a voi Chupito, i primi giorni.

 
 
 


venerdì 11 maggio 2012

Una poesia al mese -maggio

L'altr'anno vi ho raccontato la bella esperienza vissuta grazie alle cinciallegre che avevano nidificato nella casetta per gli uccelli che avevamo appeso vicino a casa. Potete rileggere il post qui. Bene, a quanto pare si erano trovate bene perchè quest'anno hanno ripetuto l'esperienza. E di nuovo è stata una bellissima emozione vedere i piccolini spiccare il primo volo! Ne ho visti ben tre a distanza molto ravvicinata! Eccovi un paio di foto, non sono riuscite benissimo ma non sono riuscita a fare di meglio.



E un primo piano:



E in abbinamento vi propongo questa simpaticissima poesiola del Trilussa, che parla di api ma si può applicare anche alle "mie" cince...


C'è un'ape che se posa
su un bottone de rosa:
lo succhia e se ne va...
Tutto sommato la felicità
è una piccola cosa.
                Trilussa


Quello che adoro dei poeti è la loro capacità di trovare quella piccola parola che detta al momento giusto regala un'emozione inaspettata e rende quella che potrebbe essere una banale e comunissima frase in una poesia: in questo caso è quel "tutto sommato"... non è geniale??

giovedì 2 febbraio 2012

E vai così!!

Mea culpa, mea culpa! Lo so, merito un bel po' di bacchettate per aver scritto così poco dall'inizio dell'anno. Ma, a parte la pigrizia, le quintalate di neve da sbadilare, un po' di influenza, le cavallette... ah, ehm, no, quelle non c'entrano. Beh, comunque vi dirò che c'è anche un altro motivo per cui scrivo poco, un progettino a cui sto lavorando che mi ruba tutti i pensieri e le energie . E bon, per ora non vi dico altro, spero di parlarvene tra breve come di un progetto realizzato.
Intanto vi faccio vedere com'è qui da me in questi giorni e com'era un paio di settimane fa quando c'era stata una ondata di gelo (seee, aspetta di vedere quello che deve arrivare!!) e si era formata sulle piante quella che da queste parti chiamiamo galaverna.

                                    Qui i merletti di ghiaccio sul nocciolo contorto...


                                               ...sulla piracanta...



                                              ...e sul bambù.





                                                Una visione d'insieme.



                                            E vai di pala!!!




                                     Però bisogna dire che da vedere è davvero bello!




Ed ecco uno scatto di uno dei mille animaletti che stanno venendo in questi giorni a cercare cibo vicino a casa. Questa è una cinciallegra (e mi piace pensare che sia una delle "nostre"- vedi qui) che viene a prendere cibo dalla mangiatoia che abbiamo appeso sotto il portico. (Ehm, nevicava un po' di stravento!)


                                       Qui invita un'amica a pranzo...




Questo è un pettirosso, che mangia preferibilmente a terra e non nella mangiatoia.

Oltre a questi abbiamo avuto la visita di uno scoiattolo (ce ne sono sempre che girano, ma stavolta è venuto fin sotto il portico. Peccato che le foto attraverso il vetro non siano venute!), diversi fringuelli, le solite gazze, merli e tortore, un picchio, una ghiandaia e un tordo. E di notte sentiamo le volpi,
Insomma, non si può certo dire che la natura dorma con questo tempo infame, anzi, la ricerca di cibo diventa frenetica.
Nei prossimi giorni sono previste temperature glaciali, quindi meglio starsene il più possibile in casa al calduccio, mangiando qualcosa di buono e rilassandosi....








domenica 15 gennaio 2012

Una poesia al mese -gennaio

E' già il 15???! Accidenti come passa il tempo! Non ho ancora scritto nulla sul blog dall'inizio dell'anno e dire che ci sono un sacco di cose di cui vorrei scrivere...
Inizierò con il consueto appuntamento mensile con la poesia.
Questa volta vi propongo una poesia di una poetessa (nonché scrittrice, giornalista e sceneggiatrice) francese, Louise de Vilmorin. Mi sembra bello proporvela come prima poesia dell'anno, quasi una sorta di "buon proposito" (è così che si fa, no? A inizio d'anno si fanno i buoni propositi, e poi si passa il tempo a non rispettarli, specie quando si tratta di diete e simili...): rinascere, a ogni incendio.



Quante volte mi sono bruciata
ma quante volte da ogni incendio
sono rinata
con un cuore nuovo
perché la vita
è il mio supremo amore.
                                                                        (Louise de Vilmorin)


L'avevo scritta su un vecchio quaderno dove mi ero annotata le varie frasi e poesie che mi avevano colpita: non sono del tutto sicura che sia completa o se, come faccio spesso, avevo copiato solo la parte che mi piaceva di più. Trovo comunque che in poche righe dica tantissimo.
Aggiungo un paio di foto dell'ospite che quest'estate veniva a trovarci tutte le sere...



E' un riccetto, e nella foto sta mangiando i croccantini dei gatti, arrampicato sulla ciotola. Comunque è pazzesco come mangiasse ogni avanzo di cucina, dal formaggio alle verdure, pasta, riso...




Qui invece c'è "qualcuno" (uno a caso) che lo osserva. (Lo vedete? E' sotto allo scaffalino)



venerdì 30 settembre 2011

Una bella esperienza

Come vi avevo preannunciato in un post precedente dedicato alla mia collezione di casette per uccelli (questo), oggi finalmente vi racconto delle cinciallegre che hanno nidificato in una di queste.
La casetta in questione è la più semplice tra quelle che abbiamo, segno che le cinciallegre non guardano tanto l'estetica quanto la praticità! Sicuramente il fatto che fosse la più lontana dal punto dove siamo noi ha contribuito al suo fascino. Avevamo osservato che vicino al foro di entrata erano comparsi dei segni, come di usura.


Così abbiamo cominciato a tenerla d'occhio e abbiamo notato un gran via vai da parte di un uccellino (in realtà erano due ma all'inizio pensavamo fosse uno solo) che abbiamo poi identificato come una cinciallegra.
Nonostante i vari appostamenti per cercare di fotografarla mentre usciva dalla casetta l'unico risultato (alquanto scarso) ottenuto è il seguente:


Nel cerchietto si vede, molto mossa, la cincia che prende il volo.
Un po' meglio è andata la foto mentre fa capolino dal nido:


Dopo una decina di giorni abbiamo cominciato a sentire dei flebili pigolii che venivano dalla casetta. Con il passare dei giorni si sentiva chiaramente cambiare il timbro di voce, che si faceva man mano più deciso. Nel giro di una quindicina di giorni i pigolii si sono trasformati in un coro di cinguettii, diversi dal verso degli adulti ma non più come quello degli uccellini implumi. Seguivamo con attenzione l'evolversi della nidiata e ci siamo accorti che ogni volta che uno degli adulti doveva far ritorno alla casetta e noi eravamo nei dintorni, quello si fermava su un ramo della pianta lì vicino e faceva un verso particolare, che abbiamo capito essere un grido d'allarme. Non rientrava finchè la strada non era libera. Ovviamentre abbiamo cercato di non stare troppo tra i piedi... Un po' più difficile è stato gestire i gatti, che stazionavano un bel po' di tempo sotto il nido: ogni volta che sentivamo il grido d'allarme dovevamo andare a far sloggiare qualche gatto. Insomma, abbiamo avuto anche noi il nostro bel daffare! Sono rimasta impressionata nel vedere quante volte i genitori portano il cibo ai piccoli: da quando sorge il sole, fino alle ultime luci, fanno centinaia di voli.
Un giorno abbiamo notato che uno dei piccoli faceva capolino: era sicuramente il più coraggioso, tant'è vero che siamo riusciti ad avvicinarci parecchio per fotografarlo. Si notano i colori più chiari, non ancora da adulto:


Sotto un altro scatto al primo che poi ha lasciato il nido:


Nel giro di un paio di giorni anche altri due o tre hanno preso il volo. Vedevamo i genitori volargli intorno nel loro primo volo e richiamarli dall'alto di una pianta. Alla fine ne è rimasto uno che abbiamo soprannominato "Braveheart", cuore coraggioso. Lo si vedeva fare capolino decine di volte ma non si decideva a partire: alla fine, dopo qualche giorno ha raccolto il coraggio necessario e si è buttato. Dopo che anche l'ultimo è andato il nido è stato abbandonato. Spero che un altr'anno tornino a nidificare qui perchè è stata una bellissima esperienza.
Almeno per noi... Ecco come ho immaginato che l'abbiano vissuta loro:







A tutte le piccole cinciallegre che abbiamo visto tuffarsi fiduciose nella vita, un augurio: che non incontriate mai nessuno che, invidioso del vostro volo, cerchi di porvi fine (vigliaccamente imbracciando, magari, un fucile...).